UNA PEDAGOGIA PER L’ITALIA A MISURA DI BAMBINO

di nancy nitti

 

Da anni parliamo di cambiamenti all’ interno della nostra società per il futuro dei nostri bambini, bambini che hanno diritto di crescere in un mondo migliore.

Poi leggiamo notizie come quella del -macabro gioco- blue whale e ne rimaniamo sconvolti.

A questo punto mi chiedo perché tanto clamore? Esistono anche le sette. Abbiamo voluto noi tutto questo.

La verità è che non solo i bambini ma tutti non veniamo più tutelati da nessuna legge, il mondo deve fare notizia per andare avanti.

Dal punto di vista biologico la nostra vita è scandita da età. Dal punto di vista pedagogico si analizzano queste età, si ipotizzano delle regole affinché queste età, nell’evoluzione dell’ uomo, vengano rispettate.

C’è poi l’uomo che vuole diventare leader politico e, nonostante non sia di sua competenza, pur di avere un tornaconto di potere ed economico, modifica determinate regole mettendo confusione con nuove proposte le regole giuste. Bisogna per questo riprogettare un iter perché l’ uomo non si perda nella marea di informazioni che nascono con il passare degli anni. Le regole ed i valori sono sempre quelli ma purtroppo con internet questi valori vengono sminuiti per dar spazio a false necessità.

Lo stesso adeguamento delle vecchie generazioni con le nuove tecnologie, sono un punto da non sottovalutare in quanto hanno più esperienza dei giovani ma i giovani, avendo più esperienza con le nuove tecnologie, prendono il sopravvento in un determinato settore, credendo di sapere di più, credendo che, facendo ricerche online, possono avere gli stessi risultati, informazioni, di chi ha studiato per anni su determinati argomenti.

L’era di internet è vero che avvicina a determinate realtà, ma la maggior parte delle volte passa informazioni sbagliate che non tutti sono capaci di cogliere come tali.

Non c’è la fruizione equa delle notizie, la stessa informazione la legge sia la persona sensibile che lo psicopatico. Anche la -casualità- di ciò che passa sotto gli occhi danneggia il nostro modo di vedere le cose.

Oggi più che mai la nostra società ha bisogno di regole ben definite. Tutti siamo un po’ bambini con l’ inesperienza in determinate realtà. L’avvento di internet ci rende tutti bambini, scolari, ed è per questo che c’è necessità di porre dei limiti, non solo per i più piccoli, scandendo la loro giornata con regole, ma anche per gli adulti.

Per i bambini sarebbe necessario almeno mettere dei paletti nelle ore di studio e notturne, cercare di togliere il cellulare in quelle ore perché il livello di concentrazione non deve superare un certo numero di ore. Il livello di distrazione è accentuato se il cellulare ed i relativi contenuti interferiscono nel percorso formativo o notturno, necessari al bambino per una sana crescita ed un sano sviluppo fisico ed intellettivo.

Il dott. Federico Tonioni, responsabile presso il Policlinico Gemelli di Roma del primo centro pediatrico che si occupa delle dipendenze da internet, ci spiega che “i bambini vengono trattenuti di più dagli schermi interattivi”, così facendo perdono due cose: “uno è il rispecchiamento emotivo, che significa guardarsi negli occhi e pensare alla stessa cosa. Serve per crescere. Due, un’ assenza fisica intorno a loro”. Internet ha cambiato il nostro modo di vivere il tempo perché, con il multitasking, nello stesso momento ci si illude di poter fare trenta cose, che non è correlato alla produttività né alla maggiore capacità di concentrazione, ma ad una maggiore possibilità di distraibilità. Continua dicendo che noi eravamo abituati a confrontarci con due grosse frustrazioni, queste sono: la capacità di attendere e la capacità di stare soli. La capacità di attendere è quella che permette di desiderare e di non essere compulsivo. Termina il suo discorso dicendo che i bambini hanno bisogno di essere pensati, accuditi, seguiti cosa che non avviene quando li lasciamo davanti al computer.

Veniamo a noi, vivere la solitudine serve per ragionare, ognuno di noi ha bisogno di momenti di solitudine, ma i ragazzi al giorno d’oggi non vivono più questa dimensione, non hanno modo di riflettere perché c’è internet a portata di mano che fornisce loro una risposta impersonale, guidata, al fine di avere un risultato ben preciso, mirato, attraverso il continuo lavaggio del cervello.

Questo avviene non solo sui bambini e adolescenti, ma anche sugli adulti che recepiscono attraverso internet solo quello che internet filtra. Questo è il gioco della politica del più forte, di quello che investe di più in denaro per promuovere determinate idee.

Per questo c’è bisogno di un’educazione ed una rieducazione all’ illusorio interattivo. Interattivo indica qualcosa che avviene da entrambe le parti, una reciprocità d’azione che in realtà è fasulla in quanto vi è un messaggero e uno che recepisce l’ informazione e la rielabora a modo suo. I messaggi di chi lavora in internet sono strutturati in maniera tale da persuadere attraverso una serie di informazioni dirette ed indirette, tutte finalizzate per raggiungere lo scopo finale. La reciprocità dell’ interazione è data dalla risposta che ha chi riceve l’ informazione e da come la rielabora.

Proprio per questo, in una società dove mancano regole ben definite, per il caos che si genera all’ interno della rete, perché bombardati da continui stimoli, nascono abitudini e giochi sociali pericolosi che non siamo in grado di gestire come il blue whale. La censura deve essere la prima cosa da fare. La poca conoscenza dei minori ma anche degli adulti nell’era della realtà digitale crea una realtà isolata sempre più a portata di mano.

Perché amiamo giocare? Perché amiamo la sfida, amiamo le regole che ci vengono imposte, senza regole non c’è divertimento, non c’è ragionamento, non c’è coscienza, non c’è un mettersi alla prova.

È difficile uscire da queste dipendenze, solo le regole sociali possono interrompere tutto questo processo di autodistruzione delle menti.

C’è bisogno di una società dove le leggi illustrino regole ben precise che devono essere rispettate. Se queste regole vengono infrante e non si verifica nessun cambiamento, nessuna punizione evidente, le regole non servono a nulla. Il potenziamento, il rafforzamento di certi concetti è dato dall’azione giusta e dall’azione sbagliata e le relative conseguenze per l’ una o per l’altra azione.

Se non ci fossero state delle regole sul modo di camminare: mettere un piede davanti all’altro, un passo dopo l’altro, noi non riusciremmo ad andare avanti, saremmo rimasti tra le braccia di nostra madre. È lo spirito di sopravvivenza che detta le regole: camminare, nutrirsi, parlare… le regole sociali sono anch’esse regole per la sopravvivenza ed è giusto che impariamo ad utilizzarle nel nostro vivere quotidiano.

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