TRAGUARDI DI IDEE

 

 

Di

nancy nitti

 

 

Molto spesso quando si scrive qualcosa, si deve necessariamente riportare la fonte da cui si attinge l’ informazione.

Non è consentito esprimere o dare idee proprie, siamo sempre legati al passato: lo ha detto tizio, lo ha detto caio.

È vero che il passato serve per andare avanti, serve per stimolare le menti e migliorarsi, ma non sempre quello che noi abbiamo pensato, possiamo recuperarlo dalle innumerevoli idee di altri che ci hanno preceduto.

Gli studenti vanno a scuola o all’ università, seguono corsi di formazione, per avere delle basi, proprio per far sì che conoscano la società del passato. Nella scuola per esempio la geografia serve per conoscere i benefici, le coltivazioni che ogni territorio possiede. Si potrebbe pensare addirittura di proporre laboratori coordinati tra scienze e geografia.

Voglio sottolineare il fatto che i bambini, se non andassero a scuola, non avrebbero conoscenze su argomenti passati e presenti, ma avrebbero comunque in loro una grande apertura mentale che bisogna cercare di coltivare e non sminuire o deprimere contestando, ma cercando di ragionare ed entrare nella loro testa: perché ha detto quella determinata cosa; capire il tipo di ragionamento che ha fatto nella sua mente per arrivare ad una determinata deduzione. La mente della persona che ha studiato infatti è fin troppo strutturata da concetti ed informazioni che lo condizionano.

La scuola di ieri e di oggi non sollecita con percorsi adeguati l’ impegno del bambino, non lo premia per aver raggiunto qualcosa, ecco perché si tende a preferire la ricreazione alla lezione. La ricreazione ha come premio la merendina.

Giocare non significa non impegnarsi durante lo svolgimento di una determinata attività, in questo caso, in classe la materia. Giocare significa determinare dei traguardi da raggiungere. Ed è proprio questo che la scuola di oggi e di ieri non fa e non ha mai fatto nel contesto curricolare ma solo nei laboratori.

Con l’eliminazione di voti e dei giudizi, questo modo di vivere la scuola non dico che sia peggiorato ma non da’ modo per valutare gli stessi, non dà motivazione agli stessi. È vero che ognuno ha un apprendimento diverso e che la valutazione attraverso il voto è penalizzante perché tende ad uniformare l’apprendimento. Proprio per questo la valutazione deve essere improntata con un metodo diverso: non solo su ciò che è giusto o sbagliato nei concetti di studio, ma anche su come -ci sono arrivato-, il perché delle mie deduzioni, tutto attraverso il gioco fatto di step. La lezione può essere svolta sia da seduti che in piedi, con vari strumenti e con diverse metodologie, in base all’argomento da trattare. Un esempio potrebbe essere quello di far strutturare al bambino dei cruciverba, rebus sull’argomento studiato.

Creare il giornalino scolastico con vari giochi e varie domande da porre, o inserire le ricerche fatte dagli stessi alunni, o ancora elaborare delle conferenze sugli argomenti di studio dove i bambini si preparano come relatori può essere l’alternativa alle interrogazioni. Utilizzare metodi vari ed alternativi alla classica interrogazione non avviene in tutte le scuole, proprio perché c’è l’autonomia nel gestire i percorsi didattici. Sembra scontato ma non lo è, molte scuole non adottano queste metodologie nella didattica.

Spronare il bambino, accompagnarlo al ragionamento, ad esprimersi come meglio sente, dopo che il docente ha spiegato la lezione, è un modo per sollecitare la curiosità che è in lui raggiungendo l’obiettivo, il voto finale. Fissare dei punti, step-guida da raggiungere, segnare un percorso non troppo strutturato è molto meglio che non insegnare al bambino la progettazione attraverso il coding.

Portare il bambino ad una valutazione sapendo che un determinato risultato porta ad un determinato punteggio, non vuol dire che il bambino che ha dei deficit non possa arrivare ad altre soluzioni, lui avrà un altro punteggio, un punteggio che non verrà valutato come voto ma come traguardo raggiunto.

Solo dopo l’ insegnante illustrerà il risultato che non sarà vincolante al fine del giudizio finale. Il giudizio finale sarà esclusivamente dettato dall’ impegno che ogni bambino mette nel portare a compimento un determinato esercizio, un determinato compito. Naturalmente se non c’è impegno, verrà valutato in maniera coerente. Nessun bambino comunque non si impegna nel gioco, soprattutto se il metodo di gioco è vario e lui può inserirsi come meglio crede nello svolgimento dello stesso. Il gioco deve avere infatti diverse opportunità di approccio per coinvolgere tutti in ugual modo. L’ impegno è nelle capacità del bambino non in quello che l’ insegnante recepisce o vuole che si faccia.

Può essere un prodotto di illustrazioni, temi, racconti a voce, poesie, strutturazione di cruciverba o altri giochi simili… l’ importante è comunicare all’ insegnante il processo che si è strutturato e come lo si è strutturato.

L’ insegnante avvierà degli step che il bambino dovrà rispettare come regole per arrivare all’ obiettivo. Questo è –giocare- in classe con le materie.

Questo è incentivare il ragionamento mischiandolo con la creatività.

 

 

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