TRAGUARDI DI IDEE

 

 

Di

nancy nitti

 

 

Molto spesso quando si scrive qualcosa, si deve necessariamente riportare la fonte da cui si attinge l’ informazione.

Non è consentito esprimere o dare idee proprie, siamo sempre legati al passato: lo ha detto tizio, lo ha detto caio.

È vero che il passato serve per andare avanti, serve per stimolare le menti e migliorarsi, ma non sempre quello che noi abbiamo pensato, possiamo recuperarlo dalle innumerevoli idee di altri che ci hanno preceduto.

Gli studenti vanno a scuola o all’ università, seguono corsi di formazione, per avere delle basi, proprio per far sì che conoscano la società del passato. Nella scuola per esempio la geografia serve per conoscere i benefici, le coltivazioni che ogni territorio possiede. Si potrebbe pensare addirittura di proporre laboratori coordinati tra scienze e geografia.

Voglio sottolineare il fatto che i bambini, se non andassero a scuola, non avrebbero conoscenze su argomenti passati e presenti, ma avrebbero comunque in loro una grande apertura mentale che bisogna cercare di coltivare e non sminuire o deprimere contestando, ma cercando di ragionare ed entrare nella loro testa: perché ha detto quella determinata cosa; capire il tipo di ragionamento che ha fatto nella sua mente per arrivare ad una determinata deduzione. La mente della persona che ha studiato infatti è fin troppo strutturata da concetti ed informazioni che lo condizionano.

La scuola di ieri e di oggi non sollecita con percorsi adeguati l’ impegno del bambino, non lo premia per aver raggiunto qualcosa, ecco perché si tende a preferire la ricreazione alla lezione. La ricreazione ha come premio la merendina.

Giocare non significa non impegnarsi durante lo svolgimento di una determinata attività, in questo caso, in classe la materia. Giocare significa determinare dei traguardi da raggiungere. Ed è proprio questo che la scuola di oggi e di ieri non fa e non ha mai fatto nel contesto curricolare ma solo nei laboratori.

Con l’eliminazione di voti e dei giudizi, questo modo di vivere la scuola non dico che sia peggiorato ma non da’ modo per valutare gli stessi, non dà motivazione agli stessi. È vero che ognuno ha un apprendimento diverso e che la valutazione attraverso il voto è penalizzante perché tende ad uniformare l’apprendimento. Proprio per questo la valutazione deve essere improntata con un metodo diverso: non solo su ciò che è giusto o sbagliato nei concetti di studio, ma anche su come -ci sono arrivato-, il perché delle mie deduzioni, tutto attraverso il gioco fatto di step. La lezione può essere svolta sia da seduti che in piedi, con vari strumenti e con diverse metodologie, in base all’argomento da trattare. Un esempio potrebbe essere quello di far strutturare al bambino dei cruciverba, rebus sull’argomento studiato.

Creare il giornalino scolastico con vari giochi e varie domande da porre, o inserire le ricerche fatte dagli stessi alunni, o ancora elaborare delle conferenze sugli argomenti di studio dove i bambini si preparano come relatori può essere l’alternativa alle interrogazioni. Utilizzare metodi vari ed alternativi alla classica interrogazione non avviene in tutte le scuole, proprio perché c’è l’autonomia nel gestire i percorsi didattici. Sembra scontato ma non lo è, molte scuole non adottano queste metodologie nella didattica.

Spronare il bambino, accompagnarlo al ragionamento, ad esprimersi come meglio sente, dopo che il docente ha spiegato la lezione, è un modo per sollecitare la curiosità che è in lui raggiungendo l’obiettivo, il voto finale. Fissare dei punti, step-guida da raggiungere, segnare un percorso non troppo strutturato è molto meglio che non insegnare al bambino la progettazione attraverso il coding.

Portare il bambino ad una valutazione sapendo che un determinato risultato porta ad un determinato punteggio, non vuol dire che il bambino che ha dei deficit non possa arrivare ad altre soluzioni, lui avrà un altro punteggio, un punteggio che non verrà valutato come voto ma come traguardo raggiunto.

Solo dopo l’ insegnante illustrerà il risultato che non sarà vincolante al fine del giudizio finale. Il giudizio finale sarà esclusivamente dettato dall’ impegno che ogni bambino mette nel portare a compimento un determinato esercizio, un determinato compito. Naturalmente se non c’è impegno, verrà valutato in maniera coerente. Nessun bambino comunque non si impegna nel gioco, soprattutto se il metodo di gioco è vario e lui può inserirsi come meglio crede nello svolgimento dello stesso. Il gioco deve avere infatti diverse opportunità di approccio per coinvolgere tutti in ugual modo. L’ impegno è nelle capacità del bambino non in quello che l’ insegnante recepisce o vuole che si faccia.

Può essere un prodotto di illustrazioni, temi, racconti a voce, poesie, strutturazione di cruciverba o altri giochi simili… l’ importante è comunicare all’ insegnante il processo che si è strutturato e come lo si è strutturato.

L’ insegnante avvierà degli step che il bambino dovrà rispettare come regole per arrivare all’ obiettivo. Questo è –giocare- in classe con le materie.

Questo è incentivare il ragionamento mischiandolo con la creatività.

 

 

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UNA PEDAGOGIA PER L’ITALIA A MISURA DI BAMBINO

di nancy nitti

 

Da anni parliamo di cambiamenti all’ interno della nostra società per il futuro dei nostri bambini, bambini che hanno diritto di crescere in un mondo migliore.

Poi leggiamo notizie come quella del -macabro gioco- blue whale e ne rimaniamo sconvolti.

A questo punto mi chiedo perché tanto clamore? Esistono anche le sette. Abbiamo voluto noi tutto questo.

La verità è che non solo i bambini ma tutti non veniamo più tutelati da nessuna legge, il mondo deve fare notizia per andare avanti.

Dal punto di vista biologico la nostra vita è scandita da età. Dal punto di vista pedagogico si analizzano queste età, si ipotizzano delle regole affinché queste età, nell’evoluzione dell’ uomo, vengano rispettate.

C’è poi l’uomo che vuole diventare leader politico e, nonostante non sia di sua competenza, pur di avere un tornaconto di potere ed economico, modifica determinate regole mettendo confusione con nuove proposte le regole giuste. Bisogna per questo riprogettare un iter perché l’ uomo non si perda nella marea di informazioni che nascono con il passare degli anni. Le regole ed i valori sono sempre quelli ma purtroppo con internet questi valori vengono sminuiti per dar spazio a false necessità.

Lo stesso adeguamento delle vecchie generazioni con le nuove tecnologie, sono un punto da non sottovalutare in quanto hanno più esperienza dei giovani ma i giovani, avendo più esperienza con le nuove tecnologie, prendono il sopravvento in un determinato settore, credendo di sapere di più, credendo che, facendo ricerche online, possono avere gli stessi risultati, informazioni, di chi ha studiato per anni su determinati argomenti.

L’era di internet è vero che avvicina a determinate realtà, ma la maggior parte delle volte passa informazioni sbagliate che non tutti sono capaci di cogliere come tali.

Non c’è la fruizione equa delle notizie, la stessa informazione la legge sia la persona sensibile che lo psicopatico. Anche la -casualità- di ciò che passa sotto gli occhi danneggia il nostro modo di vedere le cose.

Oggi più che mai la nostra società ha bisogno di regole ben definite. Tutti siamo un po’ bambini con l’ inesperienza in determinate realtà. L’avvento di internet ci rende tutti bambini, scolari, ed è per questo che c’è necessità di porre dei limiti, non solo per i più piccoli, scandendo la loro giornata con regole, ma anche per gli adulti.

Per i bambini sarebbe necessario almeno mettere dei paletti nelle ore di studio e notturne, cercare di togliere il cellulare in quelle ore perché il livello di concentrazione non deve superare un certo numero di ore. Il livello di distrazione è accentuato se il cellulare ed i relativi contenuti interferiscono nel percorso formativo o notturno, necessari al bambino per una sana crescita ed un sano sviluppo fisico ed intellettivo.

Il dott. Federico Tonioni, responsabile presso il Policlinico Gemelli di Roma del primo centro pediatrico che si occupa delle dipendenze da internet, ci spiega che “i bambini vengono trattenuti di più dagli schermi interattivi”, così facendo perdono due cose: “uno è il rispecchiamento emotivo, che significa guardarsi negli occhi e pensare alla stessa cosa. Serve per crescere. Due, un’ assenza fisica intorno a loro”. Internet ha cambiato il nostro modo di vivere il tempo perché, con il multitasking, nello stesso momento ci si illude di poter fare trenta cose, che non è correlato alla produttività né alla maggiore capacità di concentrazione, ma ad una maggiore possibilità di distraibilità. Continua dicendo che noi eravamo abituati a confrontarci con due grosse frustrazioni, queste sono: la capacità di attendere e la capacità di stare soli. La capacità di attendere è quella che permette di desiderare e di non essere compulsivo. Termina il suo discorso dicendo che i bambini hanno bisogno di essere pensati, accuditi, seguiti cosa che non avviene quando li lasciamo davanti al computer.

Veniamo a noi, vivere la solitudine serve per ragionare, ognuno di noi ha bisogno di momenti di solitudine, ma i ragazzi al giorno d’oggi non vivono più questa dimensione, non hanno modo di riflettere perché c’è internet a portata di mano che fornisce loro una risposta impersonale, guidata, al fine di avere un risultato ben preciso, mirato, attraverso il continuo lavaggio del cervello.

Questo avviene non solo sui bambini e adolescenti, ma anche sugli adulti che recepiscono attraverso internet solo quello che internet filtra. Questo è il gioco della politica del più forte, di quello che investe di più in denaro per promuovere determinate idee.

Per questo c’è bisogno di un’educazione ed una rieducazione all’ illusorio interattivo. Interattivo indica qualcosa che avviene da entrambe le parti, una reciprocità d’azione che in realtà è fasulla in quanto vi è un messaggero e uno che recepisce l’ informazione e la rielabora a modo suo. I messaggi di chi lavora in internet sono strutturati in maniera tale da persuadere attraverso una serie di informazioni dirette ed indirette, tutte finalizzate per raggiungere lo scopo finale. La reciprocità dell’ interazione è data dalla risposta che ha chi riceve l’ informazione e da come la rielabora.

Proprio per questo, in una società dove mancano regole ben definite, per il caos che si genera all’ interno della rete, perché bombardati da continui stimoli, nascono abitudini e giochi sociali pericolosi che non siamo in grado di gestire come il blue whale. La censura deve essere la prima cosa da fare. La poca conoscenza dei minori ma anche degli adulti nell’era della realtà digitale crea una realtà isolata sempre più a portata di mano.

Perché amiamo giocare? Perché amiamo la sfida, amiamo le regole che ci vengono imposte, senza regole non c’è divertimento, non c’è ragionamento, non c’è coscienza, non c’è un mettersi alla prova.

È difficile uscire da queste dipendenze, solo le regole sociali possono interrompere tutto questo processo di autodistruzione delle menti.

C’è bisogno di una società dove le leggi illustrino regole ben precise che devono essere rispettate. Se queste regole vengono infrante e non si verifica nessun cambiamento, nessuna punizione evidente, le regole non servono a nulla. Il potenziamento, il rafforzamento di certi concetti è dato dall’azione giusta e dall’azione sbagliata e le relative conseguenze per l’ una o per l’altra azione.

Se non ci fossero state delle regole sul modo di camminare: mettere un piede davanti all’altro, un passo dopo l’altro, noi non riusciremmo ad andare avanti, saremmo rimasti tra le braccia di nostra madre. È lo spirito di sopravvivenza che detta le regole: camminare, nutrirsi, parlare… le regole sociali sono anch’esse regole per la sopravvivenza ed è giusto che impariamo ad utilizzarle nel nostro vivere quotidiano.

PEDAGOGIA ED IL GIOCO DELLA BALENA ARENATA

 

 

Di

Nancy Nitti

BLUE

 

Su Facebook circola il video delle Iene riguardo la Blue Whale: suicidarsi per gioco: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/viviani-blue-whale-suicidarsi-per-gioco_721232.html.

Data la mia professione non posso rimanere indifferente e tacere, devo necessariamente scrivere, anche se poche righe, delle considerazioni a riguardo.

 

Il problema che emerge è un problema non solo genitoriale, ma soprattutto sociale. Le regole le crea la società, prima del genitore. Se la società è malata, anche chi è dentro, per rispettare tali regole, lo sarà. Che questo -gioco-, chiamiamolo in maniera errata così, sia arrivato fino a noi non mi stupisce più di tanto, il problema è che non si faccia nulla per fermarlo. Non sono stupefatta di quello che si vede: sui social circola di tutto. Il problema è che non c’è selezione in quello che viene pubblicato, tutto in nome della -notizia che fa notizia-. Solo così c’è incremento e c’è guadagno.

Sappiamo perfettamente quanto gli adolescenti siano facilmente influenzabili dalle mode: la moda è sinonimo di adeguamento ad uno stile condiviso. Non dobbiamo meravigliarci se questi ragazzi erano ragazzi felici e allegri per poi di colpo cadere nella depressione; questo avviene perché hanno necessità di socializzare, di assomigliarsi e, quando non ci riescono, cadono in una solitudine psicologica, interna. La non accettazione di determinate regole implica l’esclusione da un gruppo e se le regole sono sbagliate, malate, ed il ragazzo vuole comunque entrare nel giro, si adegua alle regole anche se non le condivide. Il problema è anche il fatto che nessuno censura, nessuno ferma questo -sterminio- perché produce vittime, patologie, su ci intervenire, in vari ambiti: da quello clinico a quello sociale.

Non possiamo dunque scaricare la colpa esclusivamente sui genitori che non possono seguire i loro figli nei vari contesti per motivi lavorativi, a loro possiamo solo rivolgerci dicendo di osservare attentamente i propri figli, dialogare di più con loro, non solo sui minorenni. Entrare nelle loro chat, nei loro computer, non devono essere considerati violazioni di privacy, non bisogna essere invadenti, bisogna solo assicurarsi che non ci siano atti intimidatori, una tutela per capire il loro giro amicizie. Bisogna denunciare le anomalie che si notano, non tapparsi la bocca perché le notizie non devono essere censurate ma emergere. Il problema dev’essere eliminato, non bisogna assecondarlo.

Gli stessi adolescenti-amici dovrebbero denunciare fatti qualora venissero a conoscenza di strani episodi.

Il problema dell’adolescenza è complesso in quanto si trova in una fase di transito tra l’essere completamente dipendenti dal genitore all’essere indipendenti, almeno su carta d’identità, per la maggiore età.

Gli studi però ci fanno presente che una persona emotivamente provata, può continuare ad aver necessità di un supporto non solo psicologico anche dopo la maggior età. C’è bisogno di una società aperta e collaborativa, perché il benessere del singolo è benessere per l’intera società stessa. Per questo è importante che il sociale non sia manipolato da persone che vogliono ‘lucrare’ su determinate realtà e che ‘creano i problemi’ ad hoc per poi far sì che le persone abbiano una dipendenza da queste figure socialmente utili e a servizio della comunità. Ognuno deve avere la sua -dimensione attiva-, nel -rispetto dell’altro-.

La questione adolescenziale è complessa, l’adolescente necessita di fiducia e autonomia nei limiti del possibile: l’adolescente richiede momenti di socializzazione e momenti di solitudine. Con l’era dei social network abbiamo una solitudine socializzante: una socializzazione filtrata che attraversa il mondo interiore, quello della solitudine. I bambini e gli adolescenti si chiudono in camera e si mettono alla ‘prova’, soffrono dietro uno schermo senza interlocutori ma cercando risposte autonomamente. È qui che subentra la figura destabilizzante che, non avendo ancora definito un proprio ruolo, avendo delle idee di onnipotenza dietro allo schermo, crede e si sperimenta -consigliere dei più deboli-. Queste figure hanno molto successo perché hanno un modo di porgersi e sanno essere accoglienti riguardo al problema posto, alcune hanno vere e proprie patologie psichiche e riescono a manipolare le menti più deboli fino ad indurle ad atti estremi e folli: sfruttano i problemi psicologico-emotivi della vittima, facendosi portavoci di azioni da compiere.

I ragazzi manipolati non sono necessariamente delle persone poco attive, ma sono sicuramente molto sensibili e tendono ad isolarsi se non sono capiti cercando persone nuove su internet che gli indichino una via. Questo illecito gioco è un mettersi alla prova, uno sfidare se stessi con degli atti che lo fanno apparire un leader per la generazione che rappresentano.

Ma il leader non è un capro espiatorio, non si immola per autodistruggersi ma per una giusta causa, e qui, in questo gioco non c’è nessuna giusta causa che lo renda un eroe-leader. Questo dovrebbe essere il primo punto da spiegare ai nostri ragazzi adolescenti.

Questo punto può essere spiegato esclusivamente se tra genitori, scuola e ragazzi c’è un’apertura e una condivisione su ciò che accade in classe e a casa. Infatti può capitare che a casa il ragazzo viva male, con genitori che abusano di lui. Per questo intendo parlare di apertura a 360°.

Denunciare i tutor è la prima cosa da fare: se qualcuno minaccia vendetta sugli affetti se la vittima non compie determinati atti. Queste figure non hanno lo scopo di distruggere la società ma dimostrare di avere potere, di poter cambiare le persone come se si stesse giocando ad un videogioco: controllare i movimenti, le azioni da compiere con un preciso ordine di istruzioni. Sono proprio queste istruzioni che noi genitori, educatori, pedagogisti, insegnanti, attenti alla realtà che è intorno a questi ragazzi, dobbiamo denunciare. Il ragazzo riporterà dei segni sul proprio -corpo immolato- sotto pressione psicologica. D’altra parte chi, sotto minaccia psicologica, non lo farebbe!

Un’altra azione da fare sarebbe quella di non far usare i social network ai ragazzini al di sotto dei 17 anni, ma questo è praticamente impossibile dato che ormai i social sono nelle nostre vite e ci influenzano prepotentemente; poi non è detto che un maggiorenne, non sia psicologicamente provato. Forse sarebbe addirittura corretto dire che sono più influenzabili gli adolescenti degli stessi bambini che notano le cose sotto una prospettiva di genuina giustizia.

Altra cosa su cui porre attenzione è l’ utilizzo dei televisori in casa: non permettere che i propri figli ne abbiano uno tutto per loro in camera da letto. Cercare sempre, se ne si hanno due in casa, di metterne uno nella stanza da giorno e una in cucina. Bisogna tenere sempre sotto controllo ciò che guardano i propri figli.

I minorenni sono tali e dunque è giusto che il genitore osservi le comunicazioni che riceve nei social network, sul cellulare, nei suoi diari e i libri che legge. Il genitore deve osservare il ragazzo anche nei momenti in cui si sveste, senza naturalmente invadere troppo la privacy: se si notano segni strani bisogna intervenire, prima che sia troppo tardi, ponendo domande non inquisitorie.

Bisogna instaurare un dialogo dove si possa parlare e confrontarsi, mai mettersi in atteggiamento di aggressività nei confronti dei minori, potrebbero chiudersi e lì poi è difficile recuperare il rapporto.

Gli adolescenti sono in una fase in cui sentono di dover crescere: il protagonismo e la coscienza sociale cominciano a svilupparsi, non corriamo il rischio di metterli nella condizione di dover scegliere gesti estremi, impariamo a dialogare di più con loro.

 

CAMBIARE L’ INTERCULTURALE IN INTRACULTURALE lo scopo dei contesti educativi

Appello a tutti gli educatori e pedagogisti, NON PROSTITUITEVI MAI PER LAVORARE!!!
Non svendetevi! Vi dequalificate soltanto! Per prostituzione intendo abbassarsi a svolgere qualsiasi mansione senza conoscere bene la situazione. Informatevi e scegliete perché il lavoro che vogliono farci svolgere è orientato verso un ruolo non professionale.

Potete scaricare la mia ricerca cliccando sul seguente link:

https://www.academia.edu/32876456/CAMBIARE_L_INTERCULTURALE_IN_INTRACULTURALE_Lo_scopo_dei_contesti_educativi

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CAMBIARE L’ETA’ DI OBBLIGO FORMATIVO

 

 

 

Di

 

Nancy Nitti

 

 

Definisco meglio un altro itinerario importante.

Anche per l’obbligo formativo occorre fare chiarezza. Il limite di formazione non sarà più legato all’età e cioè ai 16 anni ma alla preparazione dello studente che dovrà aver concluso il percorso della scuola secondaria di secondo grado.

Lo studente che vuole uscire dal percorso scolastico sia che abbia concluso con largo anticipo il percorso quinquennale, facendo gli esami come privatista, sia che lo abbia terminato oltre la maggiore età, dovrà comunque aver ultimato la formazione seguendo tutto l’iter legato al tirocinio per l’avvio al lavoro. Non importa quanto tempo il ragazzo impiega per sostenere gli esami, l’importante è raggiungere adeguatamente il diploma dell’ istituto superiore con qualifica professionale. Qualora il ragazzo ha scelto il liceo, le soluzioni d’obbligo saranno o l’iscrizione a concorsi per Accademie Militari o d’Arte o percorsi di tipo universitario. Ogni alunno deve aver maturato una preparazione necessaria per potersi inserire nel contesto lavorativo sia per un lavoro come dipendente in una struttura, sia in maniera autonoma, creando un’attività e mettendosi in proprio. Nessuno potrà finire il percorso senza aver ottenuto un titolo necessario per l’espletamento di un ruolo in ambito sociale.

Inoltre dovrà essere possibile per lo studente non solo iscriversi a più corsi universitari, dopo averne concluso uno, ma conseguire anche diversi diplomi se desidera avere maggiori specializzazioni.

Naturalmente il primo percorso fino all’ottenimento del primo titolo e relativo alla formazione degli istituti superiori ed universitari, sarà obbligatorio e con agevolazioni fiscali di tasse in base al reddito familiare. Si potrà ottenere eventualmente anche la gratuità della formazione se le condizioni della famiglia lo richiedono. I titoli successivi saranno facoltativi e a carico della famiglia.

È necessario considerare le predisposizioni dello studente prima del percorso scolastico della secondaria superiore con un orientamento mirato per evitare che gli studenti si iscrivano a percorsi obbligati o non voluti. È importante che lo studente si senta a proprio agio nell’apprendere determinate materie.

Bisogna infine sottolineare l’importanza dell’obbligatorietà formativa che porta lo studente alla spendibilità nel campo lavorativo all’ interno della società. In questo modo non si parlerà più dell’obbligatorietà legata all’età in quanto questa non produce reddito né per lo stesso ragazzo, né per la società in cui vive.

LE ATTIVITA’ NEL PERCORSO FORMATIVO SCOLASTICO ED UNIVERSITARIO

 

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Di

Nancy Nitti

 

Un breve cenno, dato che abbiamo ampiamente parlato delle materie, per sottolineare quali siano le attività che devono essere svolte nei vari percorsi fin dalla tenera età.

 

ASILO

Ci saranno materie in formato ludico, dove il bambino imparerà ad esprimersi attraverso il gioco. Saranno attività per imparare ad osservare e distinguere lettere, numeri, note musicali, imparare facendo, imparare parlando, esprimendo le proprie idee verbalmente, disegnando, colorando, imparando uno strumento giocando, imparando filastrocche, scioglilingua, canzoncine. Ci saranno attività che inviteranno il bambino alla creatività, inventare storie, fare disegni con personaggi del quotidiano o fantastici, utilizzare materiali che consentano e migliorino la manipolazione.

Alla fine dell’anno il bambino esprimerà verbalmente e attraverso il disegno quello che è stato il suo percorso all’ interno della scuola, riceverà così un attestato simbolico di passaggio alla scuola elementare.

 

SCUOLA PRIMARIA (ELEMENTARI)

Le materie saranno didattiche la mattina ed extradidattiche nel pomeriggio. La mattina i bambini seguiranno le lezioni che abbiamo già ampiamente illustrato e che riproponiamo in queste slide. Si dovrà insistere molto sulla calligrafia e sul dettato, ma anche sulla lingua straniera attraverso un insegnante madrelingua. Il pomeriggio sarà dedicato al doposcuola e allo sport, danza e attività artistiche quali cinema, disegno-manipolazione, musica, teatro. Sia le attività della mattina che quelle del pomeriggio faranno media. Le lezioni didattiche saranno impostate con lezioni frontali ma anche cooperative di ricerca sui determinati argomenti trattati; si terranno dal lunedì al venerdì, quelle extradidattiche i pomeriggi dal lunedì al venerdì e anche il sabato mattina. Durante il fine settimana gli studenti non avranno compiti da svolgere, potranno passare il sabato pomeriggio e la domenica interamente con la propria famiglia senza pensare allo studio.

Anche durante le festività non saranno assegnati i compiti, gli studenti svolgeranno tutti i compiti negli orari pomeridiani e a scuola o a casa, sempre seguiti da un tutor. Lo scopo del tutor è quello di facilitare l’apprendimento e non permettere che lo studente arrivi impreparato a scuola, per l’ interrogazione o il compito in classe.

Le modalità di verifica nelle ore didattiche saranno il compito in classe e l’ interrogazione. Le interrogazioni e i compiti saranno su tutto il periodo studiato. Tutti sapranno gli argomenti trattati grazie a schede, mappe concettuali, riassunti, ripetizioni pomeridiane con il tutor.

L’ attività extradidattica del doposcuola deve supportare la lezione didattica con un metodo di studio idoneo affinchè lo studente comprenda l’argomento.

Le attività extradidattiche sportive e artistiche nei vari settori di interesse, verranno distribuite equamente durante la settimana tra doposcuola, attività artistiche e sportive, dando la possibilità di svolgere sia il doposcuola che l’attività decisa, ed ogni studente dovrà scegliere una disciplina di interesse, in quanto questa farà media con le lezioni didattiche, curricolari.

L’esame finale sarà una tesina sugli argomenti di tutte le materie, trattati durante i cinque anni di scuola.

 

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO (MEDIE INFERIORI)

Come per la scuola primaria, lo stesso percorso è previsto anche nella scuola secondaria di primo grado, con approfondimenti, ricerche anche individuali e con l’ introduzione di determinate tecniche di studio utili per il percorso scolastico successivo. La calligrafia e il dettato non devono essere messe in secondo piano, è importante che si abbia un buon modo di scrivere, oggi più che mai con l’ utilizzo dei computer che autocorreggono gli errori commessi.

Anche qui lo studente viene seguito in percorsi extradidattici e potrà scegliere l’attività che preferisce.

N.B. è preferibile la continuità di percorso attività extradidattica, ma non necessaria, se uno studente preferisce cambiare disciplina, può farlo senza essere penalizzato. I corsi di sport, danza, arte, teatro, musica, vanno tutti per fasce d’età 3-5, 6-10, 11-13; quindi rientreranno comunque in un corso adatto alla loro fascia d’età sia che si parta da zero sia che si parta da un livello superiore.

Anche per il triennio della scuola secondaria di primo grado ci sarà come verifica finale la tesina interdisciplinare per l’orale, uno scritto su storia/antologia/geografia a scelta dallo studente, uno scritto sulla grammatica e la narrativa e uno scritto su un problema di matematica da svolgere, sempre con tre tracce in maniera che lo studente possa sceglierne una e svolgerla.

 

SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO (MEDIE SUPERIORI)

Lo studente durante le medie inferiori avrà maturato un percorso da seguire poi successivamente, dopo un accurato orientamento alla scelta grazie alla figura guida del pedagogista e degli insegnanti curricolari ed extracurricolari.

I percorsi superiori avranno all’interno la possibilità di scelta: se proseguire con gli studi (i licei) se specializzarsi in una disciplina (gli istituti). Non è detto che se uno sceglie l’ Istituto poi non possa proseguire, ma la dicitura permetterà di terminare con una professione ed accedere direttamente al lavoro.

Per gli istituti ci sarà la possibilità di fare un corso che consenta di mettersi in proprio o per la creazione di imprese, associazioni o cooperative. In più ci sarà il tirocinio professionalizzante. Tra gli istituti, verranno implementate anche le professioni di: estetista, parrucchiere, calzolaio, sartoria, geometra, operaio … tutti percorsi quinquennali. Saranno vere e proprie professioni di esperti. Anche l’operaio, l’idraulico dovranno aver seguito un percorso di studi quinquennale, conoscere i materiali per poter lavorare. Prima del diploma lo studente farà pratica attraverso il tirocinio e la scuola metterà il ragazzo in contatto con aziende per l’ incrocio domanda/offerta di lavoro.

Per chi sceglierà il liceo, sarà obbligatorio proseguire gli studi. Se uno studente ha la vocazione per l’ insegnamento o per diventare un professionista in un settore, seguirà il percorso post diploma, che consisterà nell’ iscrizione ad un percorso universitario.

Alla fine, sia che si tratti di un Istituto superiore, sia che si tratti di un Liceo, lo studente dovrà presentare una tesina interdisciplinare e sostenere uno scritto per le materie principali studiate all’ interno del percorso formativo.

 

UNIVERSITA’

Il percorso universitario sarà impostato per moduli. Ogni modulo un argomento. Per esempio se prendiamo in esame un percorso educativo, inseriremmo il modulo di pedagogia speciale dove vengono studiati i vari deficit mentali e fisici. Se prendiamo in esame il percorso di architettura, il modulo sui materiali: interni ed esterni per strutture e giardini. E via di seguito per ogni percorso di laurea.

Anche per il percorso universitario lo studente non viene abbandonato nel suo percorso. Ci saranno i dottorandi che faranno da tutor per supportare gli studenti a superare gli esami. Ci sarà un percorso prima della laurea. Si illustreranno modi per mettersi in proprio, per creare forme imprenditoriali e associative, sarà possibile inserire il proprio percorso in un sito per il contatto con aziende riguardante l’ incrocio domanda/offerta di lavoro.

 

La Scuola Nuova prevede di dare un futuro lavorativo ad ogni studente e garantirgli una stabilità in base alle personali predisposizioni.