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LA POLITICA DEI MASS MEDIA E DEI SOCIAL MEDIA

 

 

Di

Nancy Nitti

 

“Arrivano gli immigrati, c’è bisogno di accoglienza! Portate indumenti, pappette per bambini, scarpe e vestiti di stagione! C’è bisogno della collaborazione di tutti!”

 

Questo è quello che oggi leggo sui social ed ascolto in tv. Come sempre si scatenano frasi di questo tipo che fanno pensare ad una mentalità altruistica.

C’ è stata la giornata dedicata alla famiglia il 15 maggio, ma non ho letto né sentito alcuna iniziativa a favore.

Sarà un caso che le informazioni passate sui social non le abbia lette? No, non è un caso, sui social l’algoritmo determina ciò che deve essere visualizzato, per poi scatenare le dovute contestazioni. Una cosa è certa, questa giornata non è stata sponsorizzata né sui social né in tv, nemmeno quanto il tempo che si dedica ai temi di accoglienza, di omofobia, di legalizzazione e dei benefici delle droghe o quant’altro.

È questione di marketing che sponsorizza determinate cose, spostando la solidarietà su altri interessi, interessi che danneggiano la stessa famiglia sul nascere. Si vuole promuovere una politica totalizzante ed accentratrice: ignorare certe cose per far emergere altri problemi sociali di secondaria se non proprio di terziaria importanza.

Vi siete chiesti perché lo Stato in prima persona non provveda affinché questi immigrati che vengono in Italia non abbiano indumenti e cibo a sufficienza? Vi siete chiesti perché gli stranieri hanno più agevolazioni di noi, mentre gli italiani stentano ad andare avanti e portare a casa il pane per la propria famiglia? Vi siete mai chiesti perché dobbiamo accoglierli invece di aiutarli a lottare per farli rimanere nelle loro terre? Vi siete chiesti cosa fanno una volta arrivati qui? Vi siete chiesti perché è più importante parlare di omofobia, estendere le unioni anche agli omosessuali invece di risolvere i problemi legati ad una famiglia che non può nascere perché non ha lavoro? Vi siete mai chiesti perché gli immigrati e gli extracomunitari possono ritornare nelle loro terre, e con quali soldi, mentre noi italiani non possiamo permetterci un viaggio nemmeno una volta ogni tanto? Il motivo è che sono tutti interessi economici, di potere.

Quando si pensa che tutti questi comportamenti sono sbagliati, quando si vede oltre quello che la politica propone come modo di vedere sbagliato, si viene etichettati razzisti, ma il vero razzismo sta in questi gesti, nell’etichettare chi non la pensa così, nello spostare l’attenzione da ciò che è di primaria importanza a ciò che non lo è, o lo è relativamente.

Chiediamoci se vogliamo questa società per i nostri figli, ponetevi queste domande ed una volta tanto ribellatevi a questa sporca politica di sinistra accentratrice di interessi che non fa vivere dignitosamente nessuna persona.

 

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PEDAGOGIA ED IL GIOCO DELLA BALENA ARENATA

 

 

Di

Nancy Nitti

BLUE

 

Su Facebook circola il video delle Iene riguardo la Blue Whale: suicidarsi per gioco: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/viviani-blue-whale-suicidarsi-per-gioco_721232.html.

Data la mia professione non posso rimanere indifferente e tacere, devo necessariamente scrivere, anche se poche righe, delle considerazioni a riguardo.

 

Il problema che emerge è un problema non solo genitoriale, ma soprattutto sociale. Le regole le crea la società, prima del genitore. Se la società è malata, anche chi è dentro, per rispettare tali regole, lo sarà. Che questo -gioco-, chiamiamolo in maniera errata così, sia arrivato fino a noi non mi stupisce più di tanto, il problema è che non si faccia nulla per fermarlo. Non sono stupefatta di quello che si vede: sui social circola di tutto. Il problema è che non c’è selezione in quello che viene pubblicato, tutto in nome della -notizia che fa notizia-. Solo così c’è incremento e c’è guadagno.

Sappiamo perfettamente quanto gli adolescenti siano facilmente influenzabili dalle mode: la moda è sinonimo di adeguamento ad uno stile condiviso. Non dobbiamo meravigliarci se questi ragazzi erano ragazzi felici e allegri per poi di colpo cadere nella depressione; questo avviene perché hanno necessità di socializzare, di assomigliarsi e, quando non ci riescono, cadono in una solitudine psicologica, interna. La non accettazione di determinate regole implica l’esclusione da un gruppo e se le regole sono sbagliate, malate, ed il ragazzo vuole comunque entrare nel giro, si adegua alle regole anche se non le condivide. Il problema è anche il fatto che nessuno censura, nessuno ferma questo -sterminio- perché produce vittime, patologie, su ci intervenire, in vari ambiti: da quello clinico a quello sociale.

Non possiamo dunque scaricare la colpa esclusivamente sui genitori che non possono seguire i loro figli nei vari contesti per motivi lavorativi, a loro possiamo solo rivolgerci dicendo di osservare attentamente i propri figli, dialogare di più con loro, non solo sui minorenni. Entrare nelle loro chat, nei loro computer, non devono essere considerati violazioni di privacy, non bisogna essere invadenti, bisogna solo assicurarsi che non ci siano atti intimidatori, una tutela per capire il loro giro amicizie. Bisogna denunciare le anomalie che si notano, non tapparsi la bocca perché le notizie non devono essere censurate ma emergere. Il problema dev’essere eliminato, non bisogna assecondarlo.

Gli stessi adolescenti-amici dovrebbero denunciare fatti qualora venissero a conoscenza di strani episodi.

Il problema dell’adolescenza è complesso in quanto si trova in una fase di transito tra l’essere completamente dipendenti dal genitore all’essere indipendenti, almeno su carta d’identità, per la maggiore età.

Gli studi però ci fanno presente che una persona emotivamente provata, può continuare ad aver necessità di un supporto non solo psicologico anche dopo la maggior età. C’è bisogno di una società aperta e collaborativa, perché il benessere del singolo è benessere per l’intera società stessa. Per questo è importante che il sociale non sia manipolato da persone che vogliono ‘lucrare’ su determinate realtà e che ‘creano i problemi’ ad hoc per poi far sì che le persone abbiano una dipendenza da queste figure socialmente utili e a servizio della comunità. Ognuno deve avere la sua -dimensione attiva-, nel -rispetto dell’altro-.

La questione adolescenziale è complessa, l’adolescente necessita di fiducia e autonomia nei limiti del possibile: l’adolescente richiede momenti di socializzazione e momenti di solitudine. Con l’era dei social network abbiamo una solitudine socializzante: una socializzazione filtrata che attraversa il mondo interiore, quello della solitudine. I bambini e gli adolescenti si chiudono in camera e si mettono alla ‘prova’, soffrono dietro uno schermo senza interlocutori ma cercando risposte autonomamente. È qui che subentra la figura destabilizzante che, non avendo ancora definito un proprio ruolo, avendo delle idee di onnipotenza dietro allo schermo, crede e si sperimenta -consigliere dei più deboli-. Queste figure hanno molto successo perché hanno un modo di porgersi e sanno essere accoglienti riguardo al problema posto, alcune hanno vere e proprie patologie psichiche e riescono a manipolare le menti più deboli fino ad indurle ad atti estremi e folli: sfruttano i problemi psicologico-emotivi della vittima, facendosi portavoci di azioni da compiere.

I ragazzi manipolati non sono necessariamente delle persone poco attive, ma sono sicuramente molto sensibili e tendono ad isolarsi se non sono capiti cercando persone nuove su internet che gli indichino una via. Questo illecito gioco è un mettersi alla prova, uno sfidare se stessi con degli atti che lo fanno apparire un leader per la generazione che rappresentano.

Ma il leader non è un capro espiatorio, non si immola per autodistruggersi ma per una giusta causa, e qui, in questo gioco non c’è nessuna giusta causa che lo renda un eroe-leader. Questo dovrebbe essere il primo punto da spiegare ai nostri ragazzi adolescenti.

Questo punto può essere spiegato esclusivamente se tra genitori, scuola e ragazzi c’è un’apertura e una condivisione su ciò che accade in classe e a casa. Infatti può capitare che a casa il ragazzo viva male, con genitori che abusano di lui. Per questo intendo parlare di apertura a 360°.

Denunciare i tutor è la prima cosa da fare: se qualcuno minaccia vendetta sugli affetti se la vittima non compie determinati atti. Queste figure non hanno lo scopo di distruggere la società ma dimostrare di avere potere, di poter cambiare le persone come se si stesse giocando ad un videogioco: controllare i movimenti, le azioni da compiere con un preciso ordine di istruzioni. Sono proprio queste istruzioni che noi genitori, educatori, pedagogisti, insegnanti, attenti alla realtà che è intorno a questi ragazzi, dobbiamo denunciare. Il ragazzo riporterà dei segni sul proprio -corpo immolato- sotto pressione psicologica. D’altra parte chi, sotto minaccia psicologica, non lo farebbe!

Un’altra azione da fare sarebbe quella di non far usare i social network ai ragazzini al di sotto dei 17 anni, ma questo è praticamente impossibile dato che ormai i social sono nelle nostre vite e ci influenzano prepotentemente; poi non è detto che un maggiorenne, non sia psicologicamente provato. Forse sarebbe addirittura corretto dire che sono più influenzabili gli adolescenti degli stessi bambini che notano le cose sotto una prospettiva di genuina giustizia.

Altra cosa su cui porre attenzione è l’ utilizzo dei televisori in casa: non permettere che i propri figli ne abbiano uno tutto per loro in camera da letto. Cercare sempre, se ne si hanno due in casa, di metterne uno nella stanza da giorno e una in cucina. Bisogna tenere sempre sotto controllo ciò che guardano i propri figli.

I minorenni sono tali e dunque è giusto che il genitore osservi le comunicazioni che riceve nei social network, sul cellulare, nei suoi diari e i libri che legge. Il genitore deve osservare il ragazzo anche nei momenti in cui si sveste, senza naturalmente invadere troppo la privacy: se si notano segni strani bisogna intervenire, prima che sia troppo tardi, ponendo domande non inquisitorie.

Bisogna instaurare un dialogo dove si possa parlare e confrontarsi, mai mettersi in atteggiamento di aggressività nei confronti dei minori, potrebbero chiudersi e lì poi è difficile recuperare il rapporto.

Gli adolescenti sono in una fase in cui sentono di dover crescere: il protagonismo e la coscienza sociale cominciano a svilupparsi, non corriamo il rischio di metterli nella condizione di dover scegliere gesti estremi, impariamo a dialogare di più con loro.